IL VISIONARIO DEI PARTY UNDERGROUND – DAVID MANCUSO & THE LOFT EXPERIENCE

VI SIETE MAI CHIESTI CHI È STATO IL PRIMO DJ DELLA STORIA? O COME È NATO IL CONCETTO DI CLUB COME LO CONOSCIAMO OGGI?

 

Ci sono persone destinate ad essere ricordate per sempre e che anche senza volerlo sono in grado di generare cambiamenti radicali perché la loro visione nasce da qualcosa di forte ed autentico, qualcosa in cui credono fermamente.
Prima di Larry Levan, prima di Ron Hardy, di Frankie Knuckles, di Tony Humphries, di Nicky Siano e di tutti i precursori di quella che sarà la scena Disco e House c’è stata una di queste persone: David Mancuso.
Considerato universalmente uno dei veri pionieri della storia della cultura Underground, in un’epoca in cui le parole “disco” e “deejay” non significavano nulla e grazie al quale probabilmente il mondo del clubbing oggi non sarebbe lo stesso, è stato definito la figura più influente, inafferrabile e controcorrente nella storia della vita notturna.

Nato nei dintorni di New York, non ha un’infanzia delle migliori. Nelle svariate interviste che lo riguardano parla spesso dell’orfanotrofio in cui viene allevato, ricordando con affetto la suora che lo accudisce, Sorella Alicia, che organizza spesso feste a base di dischi, succo di frutta e palloncini, facendogli respirare sin da piccolo il piacere per la condivisione della musica.
Nei primi anni sessanta si trasferisce nella Grande Mela dove si avvicina da subito al mondo della notte. Audiofilo appassionato, amante della musica nera, in particolare dei ritmi latini e delle tracce influenzate dall’Africa, sviluppa ben presto un’ampia rete sociale frequentando club e feste private e immergendosi nella cultura Hippie dell’epoca. Dopo i suoi primi esperimenti con l’LSD, quando ancora era legale, diventa un devoto dello Pshychedelic Movement. Mancuso è un assiduo frequentatore delle lezioni del guru spirituale ed evangelista Timothy Leary e partecipa alle feste della League For Spiritual Discovery, la sua organizzazione spirituale che si batte per l’uso delle droghe psichedeliche ai fini della meditazione. Questi ambienti esercitano una fortissima influenza su di lui e diventano il trampolino di lancio per tutto ciò che di lì a poco sarebbe accaduto.
Spostatosi nel distretto di NoHo, un’ex area industriale abbandonata, David si trasferisce in un grande loft all’angolo tra la Broadway e Bleecker Str ed ispirandosi alla tradizione nera dei rent parties, comincia ad organizzare feste in maniera sporadica per pagarsi l’affitto. Qui si esibisce per una ristrettissima cerchia di amici in maratone musicali dove jazz, funk, afro e rock creano un mix di vibrazioni positive.

Queste feste diventano così popolari che ben presto l’appuntamento ha cadenza settimanale e il giorno di San Valentino del Febbraio 1970, si tiene il primo party ufficiale organizzato al “The Loft”, non a caso, il “Love Saves the Day”.
Ogni fine settimana l’appartamento di Mancuso si trasforma così nel dancefloor per eccellenza di NYC, mamma santissima di party scatenati. Un evento rigorosamente “by invitation only” frequentato da galleriste di Chelsea, gay, giovani uomini d’affari, artisti, ballerini e da quelli che saranno i primi dj della storia, senza limiti di colore, orientamento sessuale o classe sociale.

Mancuso diventa in poco tempo uno dei personaggi più iconici della Grande Mela, soprattutto grazie al passaparola. Infatti coloro che frequentano il suo party, i “Loft Babies”, escono dall’esperienza come evangelisti, diffondendo la voce di una festa dall’atmosfera unica.
Al The Loft nulla è lasciato al caso, c’è una cura maniacale per ogni dettaglio. Palloncini, disco balls, buffet, luci e soprattutto il soundsystem che per Dave, appassionato del suono e della sua purezza, ha un ruolo determinante: è infatti considerato il migliore di sempre, innovativo ed incentrato sull’estrema potenza delle frequenze basse, su ispirazione del dub giamaicano, perché massimizzi il party experience. La disposizione degli altoparlanti rispetta precise leggi acustiche e la diffusione del suono è calibrata nei minimi dettagli ad invadere uniformemente tutto lo spazio, mentre le puntine dei giradischi sono fatte su misura da un’azienda giapponese specializzata in spade da samurai.
È Dave a mettere la musica, pensando a se stesso non come un dj ma come ospite di una festa in cui ha scelto di esserne il selector musicale, per dar vita a un reale momento di condivisione emotiva, di “progresso sociale”, come lui stesso amava definirlo, con una musica che spazia dall’afro, al jazz, al soul fino al funk, al rock e alla breakbeat.

Nonostante sia stato lui a contribuire alla creazione della figura del DJ introducendo il primo mixer della storia, Mancuso, ben presto abbandona la pratica del beatmatching, eliminando questo componente che necessariamente modifica il suono, e mettendo semplicemente un disco dopo l’altro, per migliorarne la trasparenza, poiché le uniche cose che lo interessano sono la qualità della musica e il messaggio che da alle persone, non la tecnica.
Il party underground del civico 647 di Broadway si consacra così come la prima, vera alternativa alla scena commerciale dei nightclub newyorkesi, diventando un luogo di riferimento per una straordinaria miscela sociale e umana che si riunisce ogni weekend con il solo desiderio di stare insieme e divertirsi ballando, senza alcuna barriera.
A differenza degli altri club, il The Loft non è un business, ma una comunità che si auto sostiene per far festa: niente ticket all’ingresso, niente vendita di alcolici, se non quelli portati dagli invitati stessi, nessun divieto di età o abbigliamento e nessuna pubblicità. Il tutto in un’atmosfera avvolgente, in grado di creare un feeling intimo tra i partecipanti e in cui ascoltare la musica selezionata da Mancuso, un missionario con il compito di creare un’esperienza “spirituale”, di trasportare i suoi ospiti in un viaggio emotivo, una vibrazione collettiva, dove tutti sono i benvenuti come uguali.

Questa stagione leggendaria ha letteralmente influenzato, sia a livello estetico che di attitudine la futura “prima leva” della storia dell’House music che proprio al The Loft ha imparato a manipolare ed utilizzare il potere della musica, l’energia necessaria per ipnotizzare la pista da ballo. In quegli anni di fermento e di continua ricerca per proporre innovazioni ai frequentatori dei locali, il party ideato da Mancuso è diventato fonte d’ispirazione per la nascita di alcuni tra i più importanti club newyorkesi degli anni settanta: The Gallery ,Flamingo, 12 West, The Soho Place e il leggendario Paradise Garage, templi di una cultura che di lì a poco sarebbe esplosa. Fondamentale, inoltre, la sua figura nell’inaugurare il circuito della New York Record Pool: un unico luogo in cui artisti ed etichette depositavano copie promozionali del loro materiale discografico, che veniva in seguito distribuito ad importanti ed influenti dj, figure che ne decretavano il successo sulla pista da ballo prima e nelle classifiche ufficiali poi.

Da allora, fino all’ultimo dei suoi giorni, David Mancuso ha continuato  la sua missione suonando a New York e trasferendosi di loft in loft. Nel 1999 e nel 2000 vengono pubblicate le uniche due compilation, da lui curate, dal titolo “The Loft Vol.01” e “The Loft Vol.02”, che contengono una sequenza di ricercatissimi brani che programmava nei suoi dj set. Nel 2003 la storia di Mancuso e di The Loft vengono raccontate nel documentario “Maestro”, il primo film che racconta l’origine della scena underground attraverso i suoi protagonisti principali e che ha dato il via a ciò che sarebbe avvenuto nella cultura della musica dance di tutto il mondo. Non a caso, nel 2004 gli viene assegnata una delle onorificenze più ambite, sinonimo di immortalità artistica: il suo nome entra a far parte della prestigiosa Dance Music Hall Of Fame come massimo “influencer” su tutte le principali figure della scena musicale House e Disco della Grande Mela tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Più tardi lancia anche un’etichetta discografica, la “The Loft Audiophile Library Of Music” e continua a suonare in giro per il mondo portando il messaggio e l’energia di “The Loft” in locali da Los Angeles, a Londra fino a Shibuya, Tokyo e persino in Italia.

Scompare la notte del 14 Novembre 2016 nella sua casa a New York City.
Oltre a creare uno spazio positivo e soprattutto innovativo, Dave Mancuso è riuscito a creare un mix mai raggiunto prima tra i valori della controcultura Hippie, il fascino per la tecnologia e la purezza del suono e soprattutto l’interesse per tutti gli stili musicali. Principi che hanno reso questo “anti-dj” un guru, un maestro riconosciuto da tutte le generazioni di dj successive e che ci ha lasciato in eredità il concetto di party underground e plasmato con il suo genio il futuro della musica stessa. Una visione, quella di Mancuso, che rimarrà immortale perché, come amava tanto dire, “Music is love, and love saves the day”.

 

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